lunedì 9 ottobre 2017

PROSEGUONO I VOLANTINAGGI DI AZIONE STUDENTESCA, OGNI GIORNO, NELLE SCUOLE FIORENTINE!


LA NUOVA VIA GIOBERTI DI NARDELLA? CAOS ALL'ORIZZONTE!



LA NUOVA VIA GIOBERTI? CAOS ALL'ORIZZONTE!

Il nostro volantino, distribuito in migliaia di copie nella zona, affronta la questione della ristrutturazione di via Gioberti, voluta dalla Giunta Nardella e prevista per gennaio 2018. 

Il nuovo volto della strada prevede il raddoppio dei marciapiedi ed il taglio di 110 parcheggi tra auto e motorini. Tutto questo avrà ripercussioni pesanti sulla vita dei residenti, già alle prese con l'impossibilità di trovare parcheggio. Non solo: penalizzerà anche le tante botteghe che, sopratutto nei giorni lavorativi, sopravvivono grazie agli acquisti di chi - disponendo di poco tempo - effettua un parcheggio veloce nella strada. 

La nuova via Gioberti, con i marciapiedi raddoppiati, sarà certamente ostaggio dei venditori abusivi, come già accaduto nelle zone pedonali del centro storico, anche a pochi passi da Palazzo Vecchio. Ma l'eliminazione dei posti auto ha un secondo fine: riempire gli spazi a pagamento di "Firenze Parcheggi", ingrossando le casse del Comune. 

PER INFORMAZIONI E PER COLLABORARE CON IL NOSTRO CONSIGLIERE COMUNALE,Francesco Torselli, CONTATTATECI.

CASAGGì E GIOVENTU' NAZIONALE SBARCANO A LIVORNO!


SALA PIENA A CASAGGì PER LA SERATA SU JUNGER, CON LE EDIZIONI DEL "PASSAGGIO AL BOSCO"...



giovedì 21 settembre 2017

“Essere Comunità”. Intervista esclusiva a Marco Scatarzi (da Azione Tradizionale)

Presentiamo ai nostri lettori una intervista esclusiva realizzata da AzioneTradizionale.com a Marco Scatarzi, autore del libro Essere Comunità, prima fatica della neonata casa editrice Passaggio al Bosco Edizioni, che sarà presentato a Roma il 4 novembre, presso Raido.
Il libro che presenterai a Roma presso la sede della Comunità Militante Raido il prossimo 4 novembre (prima presentazione editoriale nella Capitale) ha già riscosso notevole interesse dal pubblico. A tal proposito, quale è il riscontro più frequente? C’è già stata una risposta dalle ‘aspiranti’ comunità militanti, cui è principalmente diretto?


Il libro è uscito il 18 settembre scorso, contestualmente al lancio del nuovo progetto editoriale di “Passaggio al Bosco”. Tuttavia, grazie ad una presentazione in anteprima, ha iniziato a circolare con un mese di anticipo. Sono già una decina gli appuntamenti fissati per i mesi di ottobre e novembre, con molte realtà interessate a divulgarne il contenuto. Comunità militanti, e aspiranti tali, con specificità anagrafiche, geografiche e politiche diverse: il che, a mio avviso, è assolutamente positivo. E’ una risposta che dimostra la forte capacità ricettiva di un mondo che ha voglia di approfondire, di elaborare e di raccontarsi.

Domanda apparentemente banale ma molto utile per introdurre l’argomento: come e perché nasce questo libro?

Il libro nasce dalla necessità di rispondere ad una domanda: che cos’è una Comunità? Potrà sembrare banale, ma non lo è affatto. La parola che usiamo per definirci, troppo spesso, la diamo per scontata. La ripetiamo come un mantra, ma ne sorvoliamo i rimandi profondi e le sfumature più vere. E questo non vale solo per i militanti più giovani, cui è principalmente indirizzato il testo, ma anche per gli altri: nell’epoca digitale, dove regnano la fugacità delle immagini e il suono vacuo dei significanti, è doveroso riscoprire la fissità dei legami e la profondità dei significati. Perché il concetto di Comunità, come tutto quello che ha un senso, è vittima di equivoci che ne sminuiscono l’identità: finisce per essere associata ai fenomeni di costume, alle compagnie amicali o alle sottoculture metropolitane, riducendosi ad un teatro di smorfie e di atteggiamenti. Con questo contributo ho cercato di fare chiarezza e di riportare l’accezione del termine – con tutta la weltanschauung che ne segue – in una dimensione più profonda. Spesso si cercano modi esotici per risultare controcorrente, ma si dimentica che l’essenza stessa della Comunità – per il solo fatto di manifestarsi – rappresenta una meravigliosa opportunità di ribellione.


L’uomo comunitario è ipso facto un ribelle: perché dona se stesso senza chiedere niente in cambio, perché preferisce la lotta alla rassegnazione, perché sceglie liberamente di obbedire a delle regole e di riconoscere delle gerarchie, perché si dà una Forma e aspira ad un Ordine, perché coltiva dei legami, ha una tensione verso l’alto e rispetta la parola data, perché sente di appartenere a qualcosa ed è pronto a difenderla. L’Uomo comunitario, insomma, è un’anomalia di questo “migliore dei mondi possibili”: se ne infischia del profitto, della convenienza, della materialità, dell’autoconservazione, dell’edonismo, dello sradicamento, dell’omologazione e del consumo. Egli incarna tutto quello che il “pensiero unico” globale vorrebbe bandire. Ed ecco che la Comunità, allora, non è solo un modo per stare insieme, proprio come la Falange non è stata solo un modo di combattere: è la manifestazione di un Noi che trascende ogni Io, qualcosa che oltrepassa la somma dei singoli individui che la compongono, perché è connessa ad un terzo elemento, che poi è il fuoco che siamo chiamati a custodire e trasmettere.


Stile impersonale e Dono ritornano spesso nel tuo libro. Ci spieghi perché sono così importanti?


Ritengo che siano elementi imprescindibili per identificare una Comunità e – di conseguenza – un militante. Vivere in Comunità significa, anzitutto, abbandonare la prassi contrattuale e societaria del do ut des per abbracciare l’etica impersonale del dono, quella che ci spinge a coltivare l’azione priva di ricompensa, spogliata di ogni soggettività e di ogni dilatazione edonistica. Léon Degrelle, con la sua opera, ha detto e dimostrato tutto quello che occorreva: il dono completo è la massima fonte di gioia, perché spinge il singolo a deporre ogni vanità, a spalancare il cuore e far tacere la mente, a compiere un passo verso quella rivoluzione delle anime che suggella il trionfo del sangue sull’oro e dello spirito sulla materia. In questo senso la massima di Seneca che D’Annunzio ha riportato sul “Vittoriale degli Italiani” è emblematica: Io ho quel che ho donato. Ciò che conta, alla resa dei conti, non è ciò possiedo, ma ciò che offro; non ciò che si ha, ma ciò che si dà: un’attitudine decisamente non conforme in un mondo che determina le proprie gerarchie sulla base del profitto. E questo perché il dono richiama la reciprocità, che è una splendida forma di solidarismo, in antitesi rispetto al calcolo borghese e all’individualismo galoppante. Non è un caso che molte grandi Civiltà – come ci insegna Marcel Mauss – si siano sono rette per secoli su pratiche come il kula o il potlach, incentrate sul dono e sull’idea di una circolarità non mercantile. E poi il dono ha il potere di ricordarci la meravigliosa utilità dell’inutile, insegnandoci a ritrovare noi stessi attraverso il contatto con le piccole cose: perché ciò che è davvero utile – e che quindi ci rende migliori – non è necessariamente remunerativo. Il dono, in Comunità, è anche quello di offrire il nostro tempo: quando dono una giornata alla militanza, mi riapproprio di quel tempo che la modernità ha letteralmente sacrificato sull’altare della produttività, del meccanismo astratto e dell’immediatezza.


Una piccola provocazione: sulla copertina del libro troviamo una bellissima immagine di un branco di lupi, molto suggestiva ma simbolicamente equivocabile. Infatti il branco di lupi è vincolato da un legame puramente biologico e fortemente naturalistico, mentre – come spieghi anche nel tuo libro – la Comunità riunisce ‘fratelli’ non – solo – di sangue ma – soprattutto – di spirito. Ci spieghi questa scelta?


Senza dubbio. La provocazione è voluta e riguarda la realtà nella quale viviamo. Sebbene, infatti, si dia per valida quella fratellanza di spirito che accomuna persone del medesimo rango e della stessa tempra, non si deve abbandonare il richiamo ai legami di sangue, che necessitano di essere difesi dalle degenerazioni di una società multietnica fondata sull’ibridazione e tesa alla mescolanza. Perché la Comunità non è soltanto quella delle nostre idee, ma anche quella del nostro Popolo: e questo, piaccia o meno ai cultori del meticciato, possiede anche una propria identità etnica. Affermare questa verità, che è perfettamente naturale, è diventato addirittura pericoloso: non dobbiamo dimenticare, però, che il mondo non lo fanno le buone intenzioni, ma i popoli e le stirpi. Oggi siamo preda della follia dell’intercambiabilità: non si è più uomini, donne, madri o padri, perché perfino il genere sessuale è diventato un odioso retaggio, che chiunque può rimuovere o cambiare a seconda dell’umore. Non si nasce più in un certo modo, ma si sceglie di essere ciò che ci piace: l’ideologia gender – ci ricorda Alain de Benoist – afferma che il genere non abbia alcun legame con il sesso inteso nell’accezione biologica del termine. Le evidenze biologiche e naturalistiche, quindi, vengono cancellate in nome di un pericoloso sradicamento. Un approccio identitario al mondo non implica la discriminazione dell’altro da sé ma, al contrario, l’intimo rispetto delle differenze e dei limiti che configurano le identità: io mi definisco anche grazie a ciò che mi è diverso, ma definendomi traccio una linea di demarcazione. Oltre quella linea, superato quel limite, non sono più me stesso. Quel confine, da sempre, è dettato anche dal sangue.


La società in cui viviamo ha nel suo DNA il rifiuto per il concetto del limite e del confine. Ovunque siamo nel ‘villaggio globale’, eppure alla perenne connessione e reperibilità corrispondono esistenze vuote ed atomizzate. L’antichità, invece, sul centro di limes e di disuguaglianza ha costruito l’identità, la civiltà e ha dato un senso alla storia. Qual futuro ci attende? La modernità saprà spingersi anche oltre questo enorme paradosso?


Il concetto del limite, in tutte le sue accezioni, è diventato un’utopia arcaica e superata. Stiamo vivendo – in buona sostanza – quella che Olivier Rey ha definito “epoca della dismisura”. Questa tensione all’illimitato, che è perfettamente idonea al dilagare della forma-merce e alla necessità capitalistica di aprire nuovi mercati, sta travolgendo ogni aspetto della nostra quotidianità: dai generi sessuali alle questioni etiche, dalle frontiere nazionali alle aree doganali. E’ una tipica manifestazione del processo mondialista: oltrepassare le identità dei luoghi per creare “spazi lisci”, surclassare la sovranità delle Nazioni per costituire “aree commerciali”. Il tutto all’insegna di quella mobilità perenne che rappresenta la quintessenza della società multietnica, sradicata e cosmopolita, dove alla mobilità degli oggetti (le merci) si accompagna quella dei soggetti (i migranti). L’Ideologia del Medesimo, che è la sovrastruttura culturale di questo circo, si dispiega a partire da ciò che è comune, elevando la medesimità a tratto costante di questo tempo: l’allineamento e l’universalità – che per loro stessa natura sono concetti ascrivibili alla tensione onnicomprensiva della reductio ad unum – sono i suoi obiettivi conclamati, con buona pace delle differenze e delle specificità dei popoli, dei luoghi, delle tradizioni e delle culture.


Il “villaggio globale” è composto dei cosiddetti “non-luoghi”, ovvero le aree di transito che si contrappongono ai “luoghi antropologici” e ne trascendono la reciprocità, i connotati e la sacralità: l’estensione planetaria di questa disumanizzazione, che i fast-food rappresentano magnificamente, ci aiuta a comprendere la mostruosità di questo spaesamento eretto a dogma. In questo senso, attraverso la Comunità, è necessario operare un nuovo senso della Terra, che riporti la nozione di Patria – intesa anche nella sua specifica appartenenza di suolo – al centro del dibattito culturale e politico: combattere questo livellamento – che è spirituale, ma anche geografico – diventa un imperativo assoluto. Il concetto del Limes, caro alle antiche Civiltà, non è più soltanto un’opzione culturale, ma un’ancora di salvataggio per la nostra sopravvivenza: l’intellighenzia italiana, che in queste settimane si interroga sulla necessità di blindare i nostri centri storici con le fioriere anti-sfondamento, non mette minimamente in discussione l’apertura delle proprie frontiere ed elogia lo “Ius Soli”, mostrando chiaramente la debolezza culturale di chi non riesce ad ammettere l’esistenza di un Noi rispetto ad un Loro. Ma la Civiltà – che oggi è associata alla presenza del wi-fi – è sempre fondata su un senso di radicamento, su un limite e su una soglia: quando si aspira ad essere tutto, necessariamente, si finisce per non essere niente. Il futuro si gioca su questo filo di lana. L’Amleto shakespeariano torna alla ribalta: essere o non essere, è questo il dilemma.


La modernità ha trasformato l’uomo in persona, privandolo del Sacro. La società dei consumi lo ha poi trasformato in un mero consumatore. Ma oggi l’uomo è utente digitale, come scrivi nel tuo libro: cosa significa esattamente?


Siamo passati dall’Uomo all’individuo e dal consumatore all’utente. Lo sciame digitale, per usare un termine caro al sociologo coreano Byung-Chul Han, è un’ebbrezza che ha letteralmente riprogrammato gli individui in un nuovo paradigma: una somma di isolamenti caricati di un sensazionalismo che oltrepassa il pathos della distanza, che abita mondi paralleli e virtuali, che consente ai dispositivi di potere di applicare un controllo che può dispiegarsi anche in assenza delle antiche forme di dominio. Il panottico digitale, insomma, è in atto: l’assenza di filtri mediati non lo configura come uno spazio libero di confronto e di espressione, bensì come una grande Babele dell’irrilevanza, dove tutti si sentono opinionisti e – nella caciara generale – vengono depotenziate le poche voci autorevoli. In questo flusso continuo non regnano i concetti, ma le immagini: il presente è il solo tempo ammesso, perché tutto è immediato.


L’homo digitalis ha sostituito l’homo faber: le dita hanno preso il posto delle mani, la virtualità ha oltrepassato la realtà, la macchina elettronica è il suo unico centro. Questa galassia social, che dovrebbe connetterci reciprocamente, sembra produrre l’effetto contrario: il web, in questo senso, si configura come un arcipelago di isole edoniste e narcisiste, prive di relazioni, che sanciscono il trionfo dell’isolamento. Dalle azioni, in sostanza, siamo passati alle operazioni. La soluzione, ovviamente, non è ignorare questi strumenti, che restano importanti per comunicare e sviluppare forme di aggregazione politica: ma la Comunità, in tal senso, deve svolgere un ruolo centrale nell’educare al corretto utilizzo del mezzo, affinché non ci si trasformi in utenti anonimi. Nel DNA della Comunità, che contempla l’esistenza dei legami, vi sono gli anticorpi culturali e antropologici per fare fronte a tutte le degenerazioni di questo tempo.


Nel libro viene chiaramente tracciata una linea tra la società moderna (e il relativo tipo umano) e la Comunità (e l’Uomo della Tradizione che la compone): è ancora possibile restare neutrali, nel limbo?


No, la neutralità non è più ammessa. Stare nel limbo, oggi, significa essere complici del processo sradicante e omologante che sta travolgendo i nostri Popoli e le nostre Patrie. Ogni identitario, di fronte a questo scenario, deve fare proprio il modello jungheriano del Ribelle: il passaggio al bosco non è più una teoria filosofica, ma il solo modo che ci resta per restare Uomini e conquistare il futuro.

CASAGGì CONTRO IL DDL FIANO: CARTELLI SU TUTTI GLI EDIFICI DEL VENTENNIO. “ORDINE DI DEMOLIZIONE PER APOLOGIA DI FASCISMO”.



CASAGGì CONTRO IL DDL FIANO: CARTELLI SU TUTTI GLI EDIFICI DEL VENTENNIO. “ORDINE DI DEMOLIZIONE PER APOLOGIA DI FASCISMO”.

I militanti di Casaggì hanno affisso cartelli su tutti gli edifici e su tutte le opere architettoniche realizzate a Firenze durante il ventennio fascista. L’azione, ironica, è indirizzata contro il DDL FIANO, provvedimento inutile, liberticida e fondato sull’odio.

“Operare la rimozione totale di un periodo storico - affermano gli attivisti della destra identitaria - è una follia paragonabile alla furia iconoclasta dell’Isis. Il DDL FIANO, che prefigura un reato d’opinione, è una chiara manifestazione dell’arroganza di una classe politica totalmente scollegata dalle esigenze della Nazione, che si preoccupa di vietare la vendita di un accendino mentre la metà dei giovani italiani non ha un lavoro”.

Ma, se proprio deve consumarsi questa ridicola damnatio memoriae, suggeriamo all’On. Fiano di cominciare dalle tante opere pubbliche che, ancora oggi, rappresentano il fiore all’occhiello dell’Italia. A Firenze, tra le altre cose, dovremmo demolire lo stadio Artemio Franchi (già Giovanni Berta), la stazione di Santa Maria Novella, l’autostrada Firenze-Mare, la quasi totalità delle case popolari, la Biblioteca Nazionale, la Manifattura Tabacchi, la caserma Gonzaga, buona parte degli edifici pubblici, il Parterre, l’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche, il teatro Puccini, decine di strutture mediche e centinaia di palazzine distribuite su tutto il territorio urbano.













martedì 19 settembre 2017

I PRIMI TITOLI DI "PASSAGGIO AL BOSCO"...





NASCE "PASSAGGIO AL BOSCO". L'EDITORIA LIBERA, IDENTITARIA E RIBELLE...


IL PROGETTO

Corre l’anno 1951 quando Ernst Jünger scrive il suo Der Waldgang, il Passaggio al Bosco che sussurra l’eco di una ribellione interiore e di una resistenza spirituale al dominio della tecnica, oltre l’automatismo delle masse. Passaggio al Bosco è un progetto editoriale ispirato alla necessità di ricercare un nuovo ordine di significati in divergenza rispetto ai mantra di questo tempo. Passaggio al Bosco è esistere qui ed ora, ristabilendo l’essenziale protagonismo delle scelte, praticando la via dell’esempio, manifestando la secessione dal volgare, il disprezzo dell’effimero, la lotta metafisica contro i demoni del pensiero unico, contro le tentazioni del calcolo, contro l’apatia della neutralità, contro le accademie del buonsenso. Passaggio al Bosco è il coraggio di investire in quella cultura che tutti considerano defunta e improduttiva, ma che noi riteniamo essere il più autentico mezzo di autodeterminazione della persona.

LIBERAMENTE CONTROCORRENTE

Le nostre Edizioni si rivolgono al Ribelle, a colui che possiede un nativo rapporto con la libertà e vuole scrivere nuove narrazioni, a chi nuota controcorrente portando in dote la propria consapevolezza. Uomo e non oggetto, il Ribelle si è spinto oltre, trasformandosi in un nemico atavico del silenzio imposto, in un critico sedizioso dell’ideologia del Medesimo, dei dogmi del profitto, della mercificazione dell’esistente, del trionfo dell’indifferenziato e dell’abbassamento della Polis ad appendice del mercato.

L’ALBERO ANTICO

Il nostro emblema è composto da tre alberi: rappresenta la stabilità del bosco in contrapposizione al nomadismo del deserto, il senso del limite oltre l’insensibilità dell’illimitato, il solido ancoraggio offerto dalla terra a dispetto del perenne movimento della sabbia. È la metafora di una audace scommessa culturale: l’albero che purifica l’aria regalando ossigeno alle menti, che contrappone i colori della natura ai grigi orizzonti del cemento, che perfino da morto ci restituisce se stesso per costruire le nostre dimore, per armare i nostri bastioni, per accendere i nostri focolari, per sfamare le nostre bocche, per scrivere i nostri libri, per costruire i vascelli che salperanno verso nuovi mari in tempesta. L’albero antico, protagonista di riti e miti, con le sue radici profonde, con i suoi semi fecondi, con il suo fusto dritto e slanciato, con la sua la chioma che si staglia verso l’alto come in una corsa all'eterno, come in un invito alla tensione verticale, come il ritorno alla stabilità dei riferimenti in una società che si è fatta liquida. Come quella volontà di riprovare - nel disprezzo del sonno e della tregua - il meraviglioso assalto al cielo.






sabato 2 settembre 2017

CASAGGì FIRENZE e FRATELLI D’ITALIA: LE BARRIERE ANTI-TERRORISMO SONO AGGIRABILI. IPOCRITA BLINDARE LA CITTA’ E INCORAGGIARE L’INVASIONE MIGRATORIA...


CASAGGì FIRENZE e FRATELLI D’ITALIA: LE BARRIERE ANTI-TERRORISMO SONO TRANQUILLAMENTE AGGIRABILI DAI FURGONI. E’ IPOCRITA BLINDARE LA CITTA’ MENTRE SI INCORAGGIA L’INVASIONE MIGRATORIA E SI PROPONE LO “IUS SOLI”. NON BASTANO LE FIORIERE, CHIUDIAMO LE FRONTIERE!

I militanti della destra fiorentina dimostrano, metro alla mano, che i furgoni possono ancora arrivare in piazza Duomo. Affiggono anche delle locandine su tutte le fioriere anti-sfondamento installate dal sindaco Nardella, attaccando la retorica buonista, il business dell’accoglienza e la società multietnica.


Firenze, 2 settembre 2017

“Questa mattina abbiamo svolto un sopralluogo nel centro storico fiorentino, dove sono installate le fioriere anti-terrorismo. Le misure di sicurezza sono tranquillamente aggirabili, come abbiamo dimostrato misurando il marciapiede - largo 5 metri - che da via dei Cerretani porta in piazza Duomo: un furgone come quello che ha colpito a Barcellona potrebbe tranquillamente arrivare nella principale piazza cittadina a tutta velocità, facendo strage di civili”. E’ quanto dichiara Alessandro Draghi, dirigente di Casaggì - Fratelli d’Italia e portavoce della campagna “Salva Firenze”.

“Insicurezza a parte, ci preme lanciare un messaggio chiaro al sindaco Nardella e al Partito Democratico di Matteo Renzi, impegnati a blindare le città sull’onda emotiva dell’attentato di Barcellona ma, allo stesso tempo, schierati a difesa dell’invasione migratoria che sta flagellando la nostra Nazione”.

“Questo provvedimento opera sugli effetti e non sulle cause. Ci chiediamo - prosegue Draghi - che senso abbia installare le barriere anti-sfondamento quando le nostre frontiere sono spalancate e le navi delle Ong vanno a prendere i migranti a domicilio sulle coste libiche”.

“L’ipocrisia di questa sinistra, che condanna il terrorismo mentre impone la società multietnica, è molto pericolosa: gli attentatori che hanno colpito in Francia e in Belgio - conclude Alessandro Draghi - erano immigrati di seconda generazione, diventati “cittadini europei” grazie a quello “Ius Soli” che il Partito Democratico vorrebbe approvare anche in Italia”.

“L’idiozia del buonismo, il “siamo tutti cittadini del mondo”, il business dell’accoglienza e la retorica immigrazionista sono il brodo di coltura ideale per quel radicalismo islamico che, a dispetto di ogni utopia dell’integrazione, approfitta della nostra debolezza politica e culturale. Per arginare il terrorismo non bastano le fioriere: chiudiamo le frontiere!”.





AZIONE STUDENTESCA RIPARTE: ADUNATA, OGNI LUNEDì ALLE ORE 17,30 A CASAGGì...


ASCOLTIAMO FIRENZE: OGNI 1° E 3° MERCOLEDì SERA DEL MESE A CASAGGì. INCONTRA L'OPPOSIZIONE A PALAZZO VECCHIO...


AscoltIAMO Firenze

Incontra i consiglieri comunali di opposizione. Lamentarsi non basta: ora tocca a te! 

Emergenza abitativa, degrado, multe, viabilità, ambiente, politiche sociali, sanità, consulenze: denuncia i problemi della città e proponici le soluzioni. 

I nostri eletti, dal giorno dopo, le porteranno in consiglio comunale e nelle commissioni competenti. 

Ogni primo e terzo mercoledì del mese.
Partiamo con il 6 e il 20 settembre, dalle 21, presso la sede di via Frusa 37 (zona stadio). Per contatti telefonici: 055/5000825.


MARIO VATTANI PRESENTA "LA VIA DEL SOL LEVANTE" A CASAGGì.


VENERDÌ 15 SETTEMBRE
Mario Vattani presenta:
LA VIA DEL SOL LEVANTE
ore 20 cena sociale e ore 21 conferenza 
VIA FRUSA 37 - FIRENZE STADIO

Un diplomatico italiano appassionato dell’Oriente riesce a realizzare il suo sogno di trasferirsi nel paese del Sol Levante e intraprende un lungo viaggio in motocicletta. 

Tra una tappa e l’altra di questo percorso solitario nei luoghi meno conosciuti delle isole giapponesi, la narrazione del viaggiatore si intreccia con la storia dei rapporti tra Italia e Giappone, due nazioni giovani che si affacciano avventurosamente sul Novecento, antagoniste alla visione decadente di un mondo allora dominato dai grandi imperi coloniali, fino alla tragica conclusione del secondo confitto mondiale.

Così incontriamo samurai e signori della guerra, buddha di bronzo, principesse imperiali, un legionario giapponese a Fiume, e poi artisti, aviatori, fino alla guerra eroica quanto sconosciuta di un pugno di marinai italiani in Giappone.

Il viaggio sulla Via del Sol Levante è una lo a senza quartiere contro l’ipocrisia del dimenticare, avversario invisibile e spregiudicato, ma anche contro noi stessi. È un cammino che porterà infine a scoprire il significato nascosto di uno splendido giardino zen, e della sua metafora di sacrificio e liberazione, finalmente svelata.

venerdì 11 agosto 2017

11 AGOSTO: CASAGGì A TRESPIANO PER ONORARE I CADUTI DELLA RSI.




Anche quest'anno, nonostante le polemiche, si è svolta regolarmente la nostra commemorazione in ricordo dei caduti della Repubblica Sociale Italiana.

Anche in pieno agosto tanti fiorentini hanno scelto di portare un fiore sulla tomba di quei ragazzi, che hanno sacrificato la vita per la Patria, anteponendo il sangue all'oro e lo spirito alla materia.

La testimonianza dei reduci di guerra si è unita alle parole dei giovani militanti, manifestando una trasmissione di idee e di valori che custodiremo ad ogni costo, nel solco di una identità che nessun dogma storico potrà mai cancellare.


venerdì 21 luglio 2017

11 AGOSTO: CASAGGì COMMEMORA I CADUTI DELLA RSI A TRESPIANO...




Anche quest'anno, come da Tradizione, porteremo un fiore sulla tomba dei caduti della Repubblica Sociale Italiana che riposano al sacrario del cimitero di Trespiano, a Firenze.

Una commemorazione silenziosa e composta, senza simboli politici, per non dimenticare il sacrificio di chi donò la propria vita per riscattare l'onore della Patria e tenere fede al proprio giuramento di soldato.

VENERDÌ 11 AGOSTO ORE 11
Cimitero di Trespiano, Firenze

AZIONE STUDENTESCA: IL PROGRAMMA DI AGOGHE', CAMPO NAZIONALE DEGLI STUDENTI IDENTITARI...


CASAGGÌ FIRENZE e FRATELLI D'ITALIA: SCRITTE ANTIFASCISTE SULLA SEDE DI VIA FRUSA...





CASAGGÌ FIRENZE e FRATELLI D'ITALIA: SCRITTE ANTIFASCISTE SULLA SEDE DI VIA FRUSA. 

Una scritta nera è stata vergata sul muro antistante la sede di Casaggì e Fratelli d'Italia: "Fascisti servi dello Stato". La calligrafia, che è la stessa di altre scritte apparse in città e firmate "Firenze Antifascista", dimostra che si tratta sempre dei soliti perdigiorno che non tollerano l'altro da sé e cercano di tappare la bocca all'avversario politico attraverso questi gesti inutili e idioti", è quanto dichiarano Francesco Torselli, Alessandro Draghi e Marco Scatarzi, rispettivamente consigliere comunale di Fratelli d'Italia, dirigente del partito e portavoce di Casaggì.

"Ai compagni - concludono Torselli, Draghi e Scatarzi - dà fastidio la presenza di una realtà organizzata, militante, presente nelle strade e nelle Istituzioni, attiva culturalmente e popolata da tantissimi giovani. Loro, che dicono di difendere la libertà di espressione, sono sempre i primi a negarla. Ma non fermeranno in alcun modo la nostra attività politica".






sabato 8 luglio 2017

COME LE MULTINAZIONALI CI HANNO SOTTOMESSO: CETA, TTIP E TPP A CASAGGì...



Ieri sera a Casaggì: una bella serata dedicata all'analisi del Ceta e degli altri trattati internazionali che andranno a condizionare le nostre vite. Il dominio delle multinazionali, che potranno portare gli Stati in tribunale e che introdurranno OGM e prodotti scadenti sul mercato, sta uccidendo la nostra economia fondata sulla qualità della piccola e media impresa. Prendere coscienza è il primo passo.

PROVOCAZIONE DI FIRENZE ANTIFASCISTA SULLA LAPIDE DEI MARTIRI DELLE FOIBE...


Un adesivo di "Firenze Antifascista" è stato attaccato, in segno di spregio, sulla targa di "Largo martiri delle foibe" sotto la quale, ogni anno, deponiamo la nostra corona di fiori. È l'unico luogo - malmesso e totalmente abbandonato dal Comune di Firenze - dove vi è traccia di un eccidio che ha prodotto migliaia di morti: il silenzio assordante, in questa città, fa eco alla demenza dei soliti vili. Quelli che, oltre a non aver studiato la storia, hanno anche la miserabile abitudine di prendersela con i morti. Sarebbe tempo perso spiegare a questi mentecatti che nelle foibe sono stati gettati anche quegli antifascisti italiani, molti dei quali attivi nella "resistenza bianca", che non erano graditi alle milizie di Tito. Ci siamo limitati a ripulire la targa. Il ricordo dei nostri martiri è sacro.


FIRENZE E CASAGGì, TUTTE COSE BELLE...


AUGURI AD ALESSANDRO TOMASI, NUOVO SINDACO DI PISTOIA...


Alessandro Tomasi è il nuovo sindaco di Pistoia. Dopo l'elezione di Diego Petrucci a sindaco di Abetone Cutigliano, un altro colpo di scena che ci rende felici e soddisfatti. 

Con Alessandro, che è stato per anni il coordinatore regionale di Azione Giovani, abbiamo condiviso un percorso militante e culturale fuori dagli schemi dell'omologazione galoppante: le manifestazioni in prima fila, le campagne elettorali, le conferenze, le interminabili riunioni, il sogno di poter cambiare un mondo che non ci piaceva.

La sua non è la vittoria di una parte o il trionfo di un politicante, ma il frutto di un percorso fatto di passione e di sacrifici, di idee nobili e di parole date. È il lungo cammino di una Comunità che ha radici lontane, gambe forti e una tremenda voglia di camminare. 

Cantavamo che "Il domani appartiene a noi". Avevamo ragione.

In alto i cuori!